Ci sono persone leggere che rifuggono dalla pesantezza e persone pesanti che non riescono ad afferrare la leggerezza. Credo si tratti di una condizione congenita che non si possa cambiare. E se si abitasse su mondi separati, tutto scorrerebbe senza intoppi; viviamo, invece, in un unico mondo.
Un pachiderma che si innamori di una farfalla, un ippopotamo che desideri l’amicizia di una rondine, io che desideravo piacerti; tutte situazioni destinate a fallire avvolte da una anonima e indifferente sofferenza.
“Che cosa dobbiamo scegliere, allora? La pesantezza o la leggerezza?
Questa domanda se l’era posta Parmenide nel sesto secolo avanti Cristo. Egli vedeva l’intero universo diviso in coppie di opposizioni: luce-buio, spesso-sottile, caldo-freddo, essere-non essere. Uno dei poli dell’opposizione era per lui positivo (la luce, il caldo, il sottile, l’essere), l’altro negativo. Questa suddivisione in un polo positivo e in uno negativo può apparirci di una semplicità puerile. Salvo in un caso: che cos’è positivo, la pesantezza o la leggerezza?
Parmenide rispose: il leggero è il positivo, il pesante è negativo.
Aveva ragione oppure no? Questo è il problema. Una sola cosa era certa: l’opposizione pesante-leggero è la più misteriosa e la più ambigua tra tutte le opposizioni. “
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, 1982
dicembre 7th, 2011 at 10:28
nessuna situazione dovrebbe essere destinata a fallire in partenza…